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 La bella indifferenza




Una mattina Ettore Corbo, commercialista disilluso che lavora nello studio di famiglia, scopre di non riuscire più a vedere il volto delle persone: al suo posto un vuoto ovale da manichino. Le visite a cui si sottopone, convinto che si tratti di una malattia, non danno risultati, e per Corbo, intrappolato in un matrimonio privo di emozioni con Marta, non c’è via di uscita da quella cecità selettiva che gli nasconde o forse gli mostra la natura dell’essere umano. La nuova prospettiva fa emergere l’inutilità e la falsità delle faticose relazioni che intrattiene con il resto del mondo. Sempre più solo, feroce e impermeabile alla quotidianità fatta di riti in cui non crede, sordo al clima politico sempre più teso, Corbo si chiude in se stesso e si apre insieme a un’altra possibilità di vita che per quanto assurda gli appare praticabile, anzi, desiderabile. Un romanzo grottesco e impietoso che nella storia deformata del singolo rispecchia la deriva indifferente del nostro mondo.

L'autrice conferma la qualità e il suo stile di scrittura. "La bella indifferenza" si legge velocemente, avvince subito la simpatia verso il protagonista. Sorridi rivedendoti nella riunione di condominio, quando vai di un po' fuori di testa come il personaggio, molti di noi, credo, si sentono vittime delle vessazioni quotidiane alle quali il vivere nella società civile e meno civile ci condanna, in alcune città più forte che in altre. Ad un tratto la ribellione del personaggio diventa la propria, anche se inespressa; all'inizio credo che come me tutti i lettori si aspettassero un finale in cui il protagonista si ravveda, guarisca, invece l'autore da una svolta al finale inaspettata.



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