Non so esattamente quando ho smesso di guardarlo come un film e ho cominciato a sentirlo come qualcosa che mi riguardava. Forse alla scena della mappa disegnata su una tovaglia di carta. Forse prima. Le città di pianura è un film che parla di tre persone che vagano di notte nella bassa veneta in cerca dell'ultimo bicchiere, e in qualche modo parla di tutti quelli che hanno passato anni a rimandare la cosa più importante senza sapere bene quale fosse. Carlobianchi e Doriano sono cinquantenni che il mondo ha attraversato senza fermarsi: la fabbrica che chiude, gli anni Novanta che non tornano, un amico fuggito in Argentina prima della crisi. Giulio è un ragazzo che studia architettura e non sa ancora come si sta al mondo. Li vedi insieme e capisci che si stanno insegnando qualcosa a vicenda, senza dirtelo, senza che nessuno faccia il discorso giusto al momento giusto. Come succede nella vita vera. Sossai, il regista: 37 anni, bellunese, formato alla scuola di regia di Berlino, non ...
Partiamo da questo presupposto: Framont non sta scrivendo di Luigi Mangione. O meglio, lo fa, ma Mangione è il pretesto, il punto di rottura attorno al quale costruisce qualcosa di molto più ambizioso. Il caso è noto: il 4 dicembre 2024 viene ucciso Brian Thompson, Amministratore delegato di United HealthCare, la prima assicurazione sanitaria privata degli Stati Uniti. Il suo presunto assassino, nel giro di 48 ore, diventa un'icona globale. E qui inizia il libro vero. La domanda che Framont si pone e che nessuno nei talk show ha avuto il coraggio di formulare per intero è la seguente: esiste una simmetria morale tra la violenza che vediamo e quella che non vediamo? Quella del colpo di pistola contro quella della direttiva aziendale, del tasso di rifiuto delle richieste di rimborso, del piano di tagli alla sanità pubblica votato in parlamento alle quattro di mattina mentre qualcuno gioisce del risultato raggiunto? La risposta non è mai semplice e Framont non finge che lo sia. Quel...